Sarà che in Gran Bretagna esiste ancora il reato di immigrazione illegale. Sarà che nella contea di Surrey ieri la polizia ha arrestato 27 profughi stipati in un tir. Fatto sta che Save the children ha scelto proprio questa zona dell’Inghilterra meridionale per un esperimento. Una simulazione di emergenza con un’inaspettata violazione dei diritti umani. Un assaggio di quello che accade tutti i giorni in Siria e che ha costretto 11 milioni di persone a lasciare le proprie case per cercare di raggiungere l’Europa. L’esodo dei migranti ha allarmato la tranquilla estate europea con un afflusso di profughi in aumento del 750% rispetto allo scorso anno. E non sempre se ne capisce il perché.
Come viene precisato all’inizio del video, l’esperimento è stato realizzato con degli attori e con la collaborazione degli enti locali. Finto il pericolo che costringe la polizia a chiudere senza preavviso le scuole. Inventate le difficoltà di consegna dei beni di prima necessità nei negozi. Artificiale il posto di blocco che non permette il passaggio dell’ambulanza. Le reazioni delle persone, riprese da telecamere nascoste, però, sono autentiche. Stupore, incredulità, indignazione, rabbia, resistenza: un padre chiede allarmato a un agente un numero di telefono per avere spiegazioni sul perché quel giorno suo figlio non entrerà a scuola. Dei clienti guardano gli scaffali vuoti dei negozi e hanno la sensazione di essere in un “universo parallelo”. Sono tutti sentimenti che Save the children ha voluto risvegliare nella popolazione inglese. E non solo. L’associazione che dal 1919 si occupa della salvaguardia dei diritti umani, soprattutto dei diritti dei più piccoli, ha posto con questo video una domanda: “Come reagiremmo se tutte le violenze che stanno accadendo in Siria, si verificassero anche nelle nostre città?”. Il video si chiude con le foto della distruzione portata dalla guerra e con un’affermazione: “Il fatto che questo non stia accadendo qui, non significa che non stia accadendo”.
Il tentativo fatto attraverso questo contributo è quello di sensibilizzare la popolazione sulle gravi motivazioni che hanno spinto milioni di persone a scappare dalla loro nazione per cercare rifugio altrove. Una candid-camera dal sapore amaro che vuole far riflettere non solo sull’accoglienza spesso negata ai profughi che riescono ad arrivare in Europa, ma anche sulle condizioni in cui sono costretti a vivere coloro che non hanno nemmeno la possibilità di andare via. Si stima che siano 420mila le persone che vivono in uno stato d’assedio nel loro Paese. Poveri, malati, anziani. Persone a cui quei diritti che a noi sembrano scontati vengono negati in ogni momento.










